ERICA, LA FORMICA CHE SCOPRI’ IL SOLE

Da oggi, oltre al diario al tempo del Coronavirus, iniziamo la pubblicazione, da parte degli studenti, di poesie e racconti. Un secondo spazio sul blog che permette agli studenti di dare libero sfogo, attraverso la scrittura, ai propri pensieri. Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti coloro che so sono prodigati nel realizzare i contributi per il blog. Il primo e’ un racconto di uno studente dell’istituto: “Erica era una formica operaia come tutte le altre, e come tutte le altre svolgeva la sua vita seguendo ciò che le veniva indicato, raccoglieva il cibo, espandeva il suo formicaio e difendeva la regina.
Ogni giorno per Erica era uguale al precedente, tutte le mattine si svegliava e insieme alle sue sorelle usciva in cerca di cibo per sfamare la sua comunità, camminava sempre con la testa bassa, guai a distogliere i suoi piccoli occhietti neri dal terreno, così le avevano sempre insegnato, che mai e poi mai avrebbe dovuto distogliere lo sguardo dalle sue zampe, avrebbe dovuto fare il suo dovere come una buona formica seguendo le sue compagne.
Erica non aveva mai capito la ragione delle imposizioni delle formiche più anziane, ma il timore di venire sgridata e non accettata dalla sua colonia era troppa per poter disubbidire alle regole del formicaio
Quando era piccola, Erica si divertiva ad immaginare cosa sarebbe potuto esserci sopra al terreno, magari un grosso recipiente pieno di acqua che ogni tanto ne faceva cadere un po’ sulla terra, o forse una immensa fiamma che di giorno le illuminava la strada, proprio come quella che qualche tempo prima aveva distrutto il loro formicaio. Una volta, quando credeva di non essere vista, si era silenziosamente staccata dal suo gruppo e aveva trovato nascondiglio ai margini di una radura, aveva cercato timidamente di alzare la sua testolina, perché la curiosità era diventata troppa per non dare almeno una sbirciata a ciò che occupava stabilmente i suoi sogni. Guardandosi attorno impaurita aveva cominciato a sgranare gli occhi e levare il capo verso l’alto, quando improvvisamente un grido aveva rotto il silenzio che si era creato nella radura in cui si era nascosta Erica, una delle formiche più ansiane aveva notato la sua assenza e aveva seguito le sue tracce, giungendo nell’esatto momento in cui la formica curiosa aveva cercato di disubbidire alla regola che la stava tormentando.
La furia dell’anziana fu incontenibile, strattonò Erica fino al formicaio e la portò dalla regina, a cui raccontò ciò che aveva visto. La regina guardò a lungo l’accusata senza dire una parola, il suo silenzio contribuiva ad alimentare la fervente paura di Erica, che ormai tremava tutta e non aveva neanche il coraggio di guardare in faccia la sua inquisitrice.
La regina ruppe il silenzio chiedendo a tutti i presenti di lasciarla sola con Erica, una volta che tutti furono usciti prese un lungo sospiro e disse con tono comprensivo: “so cosa provi. Anche io da giovane avevo i tuoi stessi pensieri e la tua stessa curiosità, ma io potevo permetterlo. All’ interno di un formicaio ognuno deve sapere quale è il suo ruolo.”
“cosa vuol dire, maestà?”, chiese Erica non capendo a cosa stesse alludendo la regina
“dico che io sono fatta per fare ciò che tu non puoi, il tuo compito è quello di garantire la sopravvivenza della colonia, non altro” rispose la sovrana, mettendo in mostra le sue ali.
Il tempo passò ed Erica si era ormai rassegnata a quello che era la sua vita, ma non aveva rinunciato a sognare, solo questo le dava la forza per continuare a vivere, perché sono i sogni ad alimentare la voglia di andare avanti, anche se ormai ci siamo arresi a quello che è la nostra vita, anche se non abbiamo più le forze per vivere, sognando creiamo l’oasi nella quale ci rifugiamo per scappare dalla siccità del deserto che è la vita, perché l’immaginazione è la nostra versione felice della realtà. Si muore due volte, quando finiscono i nostri giorni, e quando si smette di sognare, e la seconda è nettamente peggio della prima.
Erica non era ancora morta, dentro di lei continuava ad ardere il desiderio di poter alzare la testa, ma la paura era troppa, e quindi si limitava a fare ciò che per gli altri era giusto.
Un giorno un diluvio di proporzioni bibliche si abbatté sul formicaio, la terra di cui era fatto non resse a lungo sotto gli incessanti colpi di vento e pioggia. L’ acqua proruppe all’interno, facendo affogare la gran parte delle sorelle di Erica, distruggendo tutto quello che trovava, rendendo vano il lavoro di milioni di formiche. Erica riuscì a salvarsi, ma rimase sola, una volta raggiunta la superficie, esausta e boccheggiante, trovò riparo sotto un albero, dove svenne a causa della stanchezza.
Aveva ormai smesso di piovere, e la quiete dopo la tempesta calò con tutta la sua calma crudele, Erica lentamente aprì gli occhi e riuscì a vedere cosa le era rimasto, niente. Incapace di fare qualsiasi cosa, incapace di reagire a quello che le era capitato, fece l’unica cosa che le venne spontanea, alzò la testa.
Per un attimo sentì di tornare sotto l’acqua, le venne meno il respiro, davanti ai suoi occhi si stagliava la più grande meraviglia che avesse mai visto, il cielo primaverile risplendeva di un azzurro intenso, e le nuvole ormai prive di acqua, brillavano sotto i raggi del sole riempendo gli occhi di Erica di una luce che mai aveva visto prima.
L’aria odorava ancora di pioggia, e il cielo faceva da cornice a un arcobaleno che si stagliava lucente appena sopra le nuvole bianche, Erica era come paralizzata di fronte a ciò che vedeva.
Tutto questo andava oltre ogni sogno che aveva fatto durante la sua vita, perché in alcuni casi la realtà può risultare migliore persino dei sogni. Erica cominciò a correre in preda alla felicità, voleva vedere tutto ciò che non aveva mai osservato nel corso della sua vita. Vide gli uccelli volare, vide albe, vide tramonti, vide il sole splendere, vide le nuvole diventare grigie, vide la notte, vide le stelle, vide la luna.
Erica era diventata la prima formica operaia ad aver visto il cielo in tutta la sua bellezza, ma non volle fermarsi qui, la formica capì che tutte le operaie avevano il diritto di alzare gli occhi dal terreno e contemplare il capolavoro che stava sopra le loro teste. Da quel giorno Erica gira per il mondo, andando di formicaio in formicaio ad insegnare a tutte le formiche operaie a non avere paura di alzare la testa, insegnando loro a seguire i propri sogni, aiutandole ad essere ciò che vogliono essere.
Erica è una formica operaia coraggiosa, ma il mondo è pieno di formiche come Erica, che devono solo trovare il coraggio di alzare la testa. Vivete la vostra vita guardando il cielo, vivete con la testa alta, vivete con gli occhi della curiosità, vivete nel nome dei vostri sogni, vivete come Erica, la formica che scoprì il sole”.

                                                                    CESARE

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