Diario al tempo del Coronavirus:”essere costretti a non vedere i propri amici…”

Pubblichiamo il seguente contributo di una studentessa dell’istituto Sarrocchi:”Questo è un periodo buio. E’ inutile continuare a dire che noi dobbiamo stare SOLO sul divano a guardare serie Netflix, perché tutti sanno che non significa solo questo.

Certo, il nostro sforzo è sicuramente minore rispetto a quello di chi si trova in prima linea contro il virus, ma credo che anche essere costretti a stare chiusi in casa, ad annientare la propria vita, a fermarla di colpo sia comunque dura da affrontare.

Essere costretti a non vedere più i propri amici che si era abituati a vedere tutti i giorni, allontanati dalla sicurezza che i parenti stiano bene e con la paura costante che si possano ammalare.

Poter guardare l’esterno solo dalla finestra e invidiare tremendamente chi ha la fortuna di avere un giardino o una terrazza. Essere chiusi in casa, con se stessi e le proprie paure, senza la possibilità di volgere lo sguardo altrove o condividerle concretamente con chi ci è sempre stato vicino.

Ancor prima che le misure di sicurezza diventassero così restrittive sono uscita davanti casa mia.

Il sole caldo illuminava il prato tutto intorno, gli alberi, le margherite e le poche persone che come me avevano messo le scarpe da ginnastica e si erano avventurate alla scoperta di quella collina che per anni era stata davanti alla loro finestra, in attesa che qualcuno salisse a farle compagnia.

C’era chi correva, chi ascoltava la musica, chi leggeva e chi semplicemente camminava accompagnato da animali o familiari.

La cosa che di più mi ha stupita però è stata la lontananza fra tutte queste persone.

Ho notato che si salutavano o parlavano ma senza mai avvicinarsi.

Accorgermi di questa anomalia, necessaria per la sicurezza, per la prima volta nella mia vita mi ha un po’ sconvolta. Sulla strada ho visto disegnarsi linee e cerchi che le persone non dovevano oltrepassare, delle barriere invisibili che costringevano ognuno di noi a stare nella propria area. Se avessi allungato una mano avrei potuto toccare quel vetro inconsistente, ma non avrebbe avuto lo stesso effetto di un contatto umano. Non poter fare una cosa tanto naturale come può essere avvicinarsi e toccare un’altra persona, anche se pare eccessivo come paragone, è come avere una grande fame senza però avere la possibilità di soddisfarla.

Spero di poter tornare sazia al più presto e con meno danni possibili al mondo che conoscevo, anzi sperando di trovarlo migliore, più consapevole ed educato, più favorevole allo sviluppo di tecniche che possano aiutare in momenti di difficoltà e con una grande voglia di imparare e migliorare.
#tuttoandràbene

Francesca.

1 commento

  1. Cara Francesca, bella la tua riflessione, pensa , però, che tutto quello a cui rinunci in questi giorni particolari serve a tutti e soprattutto a te, perché non è vero che il virus contagia soltanto gli anziani!
    Capisco che è triste stare a casa a leggere, guardare la Tv o fare telefonate, non ritrovarsi con i propri amici o compagni di scuola.
    Di nuovo ti invito a pensare ad altre situazione, tu hai già riflettuto sui sanitari che stanno rischiando la vita per salvare i cittadini e sappi che già 33 medici hanno perso la vita!
    Riflettiamo, possiamo paragonare il nostro sacrifico di stare a casa rispetto a quello a cui erano stati chiamati i nostri nonni e bisnonni che vennero mandati a combattere in Russia, in Albania con le scarpe di cartone?
    Oppure, alla fame , al sangue versato dai nostri martiri e dalle loro famiglie nell’ultima guerra, credo che non ci sia paragone!
    Viviamo questo periodo, per fare delle considerazioni su ciò che è bene e ciò che è male, su come dovremmo da ora in poi impostare la nostra vita, su quali sono i veri valori della vita, valorizzando gli affetti, quelli veri, quelli puliti, quelli familiari, con nel cuore la speranza di riprendere a vivere non come prima, ma con l’intento di migliorare gli obiettivi che avevamo condividendoli con il prossimo!
    Ti abbraccio Francesca, ad maiora
    dr.ssa Laura Sabatini.

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