Diario al tempo del coronavirus:”…un anno dopo…”

Pubblichiamo un nuovo contributo di uno studente dell’istituto. Abbiamo chiesto ai ragazzi di fare una sorta di ricostruzione, anche emozionale, ad un anno dal lockdown. Il titolo del tema/lavoro era il seguente:” L’anno scolastico 2020/21 è l’anno del rientro a scuola dopo mesi di Lockdown. Racconta le tue impressioni al rientro a settembre e come hai vissuto e stai vivendo questi mesi”. Di seguito il contributo: ” Siamo a Settembre. Dopo molti, interminabili mesi, finalmente ripartiamo con la didattica in presenza a cui eravamo abituati, prima dell’avvento del coronavirus. Ci incontriamo di nuovo in classe, con amici, compagni e professori. Purtroppo però molte cose sono cambiate rispetto alla scuola che ricordavamo. In classe, adesso, non si hanno compagni di banco, tutti i banchi sono ad almeno un metro di distanza l’uno dall’altro, il contatto e il relazionarsi con i compagni non è più lo stesso; non possiamo alzarci dai banchi, a meno che non suoni la ricreazione e, anche durante essa, il movimento è consentito solo se non stiamo mangiando e abbiamo addosso le mascherine. Quando ognuno è seduto al proprio posto, possiamo levarci le mascherine, per respirare normalmente a patto che, non si parli e non si giri il capo verso altri studenti. La scuola ha messo a disposizione ben due intervalli da dieci minuti l’uno, tra questi, uno dei due è possibile passarlo all’aperto, nel parcheggio della scuola, se seguiti dal professore incaricato. Si può uscire solo durante uno dei due intervalli, così da permettere l’uscita a metà degli studenti per volta così da non creare assembramento. Devo ammettere che a settembre, la nostra scuola aveva preso delle buone precauzioni per combattere il diffondersi della pandemia, come il doppio intervallo, gel igienizzante e mascherine di ricambio in ogni classe e laboratorio, entrate ed uscite dalla scuola scaglionate in diversi orari. Grazie a queste precauzioni, siamo stati in grado di svolgere abitualmente lezioni fino a metà Ottobre circa quando, la mia classe è finita in quarantena per un caso di positività nel corpo insegnanti. Da quel giorno e per una settimana e mezzo circa, siamo stati costretti a fare lezioni in didattica a distanza in attesa di fare il tampone di controllo e rientrare a scuola. Dopo essere rientrati a scuola, non passò molto tempo prima di tornare con la DAD, infatti durante la prima settimana di Novembre, ci fu un aumento dei casi e, le scuole dovettero iniziare a svolgere le loro attività con il settantacinque percento del tempo a distanza e il venticinque percento in presenza. Al tempo mi sono dispiaciuto molto nel sapere che non saremmo stati sempre in classe ma almeno due giorni a settimana potevamo andarci. Continuammo fino a natale con questa suddivisione del tempo scolastico. Dopo le vacanze di Natale, la situazione migliorò leggermente e ci permise così di andare a scuola la metà del tempo in presenza e metà a distanza. La notizia mi rallegrò perché significava che la situazione stava migliorando. In quel periodo arrivarono anche i vaccini e i primi furono fatti al personale medico e sanitario. Riuscimmo a fare didattica al cinquanta per cento in presenza per un pò di tempo fino a che, a inizio Febbraio, non tornammo di nuovo in quarantena con tutta la classe. Così siamo stati costretti a stare in casa per quasi tutto il mese di Febbraio e, non appena finita la quarantena, la provincia di Siena, a seguire tutta la Toscana, divenne zona rossa e quindi non potevamo né uscire di casa ne tantomeno andare a scuola. Personalmente non mi piace fare didattica a distanza, la trovo molto meno istruttiva e soprattutto non si ha un minimo di interazione con gli insegnanti o con i propri compagni di classe. In più trovo molto stancante rimanere per sei ore davanti a uno schermo, molto più che rimanere ad ascoltare, in presenza, un professore per lo stesso numero di ore. Durante tutto il tempo passato in casa in questo ultimo anno, mi sono accorto del fatto che prima di questo coronavirus, davamo molte cose di quella che al tempo chiamavamo “normalità”, per scontate, come se nessuno potesse impedirci di fare qualcosa di semplice come uscire la sera, trovarsi con gli amici, fare cena fuori, praticare sport. Invece al momento, farei di tutto per riottenere quella normalità, quelle libertà di cui disponevamo prima e adesso che siamo in zona arancione spero poter ricominciare la scuola in presenza e spero anche che, con l’arrivo del vaccino riusciremo ad uscire da questa orribile situazione”.

M.D.

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