Diario al tempo del Coronavirus:”…Mi manca tutto ciò che mi rendeva felice, ma molto di più ciò che detestavo…”

Pubblichiamo un nuovo contributo di una studentessa dell’istituto Sarrocchi di Siena:”Ho sempre sentito un forte bisogno di appartenere a qualcosa, come una città o una squadra sportiva.
Ho sempre desiderato condividere passioni e tradizioni.
Ogni volta provavo, ma dopo poco rinunciavo e tentavo qualcosa di nuovo.Ho sempre screditato la mia nazione, ne ho sempre evidenziato gli aspetti negativi e mi sono ininterrottamente sentita lontana dalla mia Italia.
Qualche giorno fa mi sono ritrovata alla finestra della mia cucina, le ante spalancate, abbracciata a mio padre, le nostre mani sul cuore.
Abbiamo cantato il nostro inno .
Abbiamo pianto lacrime di gioia e di malinconia.
Mi sono sentita fiera e invincibile .
Nel nostro cuore sapevamo di non essere soli, e non importava quanti stessero effetivamente partecipando, né la distanza che ci divideva, o l’inutilità del nostro canto ai fini di sconfiggere e superare la pandemia.
Cantare l’inno ha fatto bene ai nostri spiriti.
E’ stato un modo per rinvigorire i nostri animi, in una maniera semplice ma allo stesso tempo antica, che sempre ci ha contraddistinti, la musica.
Le nostre voci erano potenti e unite, il simbolo della nostra temerarietà.
Benché isolata in campagna e in quarantena mi sono sentita fortemente parte di una comunità. Però non basta.
Non mi basta, perché la quarantena mi ha allontanato dalla mia vita.
Mi manca cominciare la giornata con l’odore delle paste calde del Wanna, un pò nauseanti alle 8 di mattina. Mi manca quel fastidioso dolore alla testa di quando la appoggi al finestrino dell’autobus, cercando di recuperare qualche ora di sonno. Mi manca il fiato sospeso alla vista del controllare sul bus, seppur consapevole della presenza dell’abbonamento nella tasca dello zaino. Mi manca la sveglia delle 6 e dover scegliere ogni giorno i vestiti da indossare .
Mi manca dovermi preparare in silenzio per non svegliare mio fratello .
Mi manca dover prestare sempre troppa attenzione agli scalini di scuola, impossibili da scendere con un minimo di grazia e femminilità .
Mi manca correre a prendere l’autobus dopo scuola.
Mi manca combattere ogni giorno con i miei compagni per chiudere quelle dannate finestre, sempre, sempre e dico sempre spalancate .
Mi manca correre al termosifone allo scoccare della campanella così da non perdere il posto. Mi manca fare tardi il sabato sera perché il serbatoio del mio scooterino è magicamente avvitato troppo forte. Mi mancano quei “5 minuti e arrivo”, quando in realtà non sono nemmeno uscita di casa.
Mi manca essere ripresa da qualche automobilista contrariato dal mio modo di guidare .
Mi manca discutere con i miei amici su dove andare a cena, magari un posto nuovo per “svoltare la serata” . Mi manca essere strattonata e schiacciata in mezzo alla mischia di qualche discoteca, per poi ritrovarmi qualche ora dopo bisognosa di un’ altra doccia e di tanto sapone . Mi manca fare tardi e cantare a squarciagola per non pensare al freddo che mi avvolge a notte fonda tornando a casa sulle mie due ruote.
Mi manca passeggiare per le strade di Siena con i tacchi e maledire ogni domenica mattina la scelta di stile del giorno prima. Mi manca lo struccante negli occhi e quel suo delizioso bruciore. Mi mancano le ore passate in chiamata con le mie amiche, a parlare di figuracce e di novità delle ore precedenti. Mi manca tutto ciò che mi rendeva felice, ma molto di più ciò che detestavo”.
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