Diario al tempo del Coronavirus”…le citta’ spettrali…”

Pubblichiamo un nuovo contributo di uno studente dell’istituto Sarrocchi di Siena in base ad un lavoro assegnato dalla professoressa Anna Biscotti:”

Tenendo presente l’articolo del Corriere della Sera commentato durante la lezione del 22 aprile ( l’articolo riprende la prima giornata del Decameron e fa il confronto con la pandemia di coronavirus, che oggi affligge l’umanità ).
Cercate un’immagine in rete ( ad es. le città deserte, la gente che infrange le regole e va a fare l’aperitivo o a correre nonostante i divieti ecc.) Commentate l’immagine e raccontate inoltre come state vivendo questo periodo di quarantena.

“Le immagini di citta’ spettrali che ho trovato in rete mostrano le nostre città vuote in questo periodo di coronavirus. A Siena, addirittura, nella Piazza del Campo, la mancanza delle persone che camminano e passeggiano per la piazza, ha fatto sì che anche l’erba crescesse in mezzo ai mattoni. E’ una immagine bella ma allo stesso tempo triste perchè sembra diventata una città fantasma mentre eravamo abituati a vederla piena di colori, bandiere, persone, luci, piena di vita insomma.
In questi primi quattro mesi del 2020 si è verificato infatti un brutto ed inaspettato evento mondiale: un virus sconosciuto che proprio come la peste, come ci hanno riportato tanti scrittori del tempo (es.Boccaccio) ha fatto tantissime vittime, talmente tante che sono diventate, a questo punto, soltanto un grande numero che aumenta alla fine di ogni giornata.
L’unica arma che abbiamo a disposizione per combattere questo virus è stare lontani gli uni dagli altri per evitare di essere contagiati, così come facevano anche al tempo della peste, si tenevano lontane le persone malate che venivano considerate degli untori, ci si chiudeva nelle case. Mentre nel Medioevo le persone lo avevano capito da sole, a noi adesso sono gli scienziati ed il governo a dirci e ad imporci di stare in isolamento.
Adesso sinceramente dopo quasi due mesi di “reclusione” in casa, cominciamo tutti ad essere stanchi, nervosi e non vediamo l’ora che tutto possa finire presto.
Certo questo ci è servito per capire quanto importante sia la libertà di movimento, quanto importante sia poter fare delle cose anche banali che prima non ci accorgevamo neppure di fare, ma adesso cominciamo veramente a soffrire e nonostante l’aiuto dei social e di tutti i mezzi di comunicazione che abbiamo oggi a disposizione ci sentiamo soli e ci mancano i contatti con le persone, l’aria, il sole la luce e anche ….la scuola”.

                                                                                                                      Niccolò

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