Diario al tempo del coronavirus:”…la nostra vita a singhiozzo…”

Pubblichiamo un nuovo contributo di uno studente dell’istituto. Abbiamo chiesto ai ragazzi di fare una sorta di ricostruzione, anche emozionale, ad un anno dal lockdown. Il titolo del tema/lavoro era il seguente:” L’anno scolastico 2020/21 è l’anno del rientro a scuola dopo mesi di Lockdown. Racconta le tue impressioni al rientro a settembre e come hai vissuto e stai vivendo questi mesi”.

Di seguito il contributo:”Settembre 2020. Finalmente le scuole riaprono… Incontriamo nuovi professori, salutiamo i vecchi amici, ma ancora non riusciamo a vedere la luce in fondo al tunnel che da molto tempo tutti noi stiamo cercando. Ma di cosa sto parlando? Cos’è successo di così preoccupante? Per spiegarvi la situazione devo partire da quale mese fa, più precisamente devo tornare al 31 dicembre 2019.

“Meno 10,9,8,….3,2,1” Ecco l’inizio di tutto, l’inizio del 2020. Nessuno avrebbe potuto immaginare come quel conto alla rovescia, a distanza di mesi, potesse simboleggiare l’inizio di una battaglia contro un nemico invisibile. Già la mattina dopo, in prima pagina, tutti i giornali parlavano della nascita di un misterioso virus proveniente dalla Cina, niente di preoccupante, niente che potesse stravolgere la nostra vita. Tra gli impegni quotidiani e  gli svaghi di noi adolescenti, il tempo sembra passare velocemente, troppo, ed è così che tra un battito di ciglia e un altro ci siamo ritrovati a inizio marzo quando quel misterioso virus, di cui nessuno di noi si era preoccupato, ci costrinse a chiudere tutte le scuole e qualsiasi altro tipo di attività non necessaria per la sopravvivenza del paese. Nascono molte ipotesi su come questo virus sia venuto alla luce, c’è chi parla di alcuni esperimenti fuori controllo e chi crede che la causa sia dovuta all’aver mangiato dei pipistrelli, quello che realmente conta e che in pochi giorni questo virus ci ha privato di tutte quelle cose a noi considerate scontate e che ha dato inizio a una vera e propria guerra, una guerra dove l’unica cosa che conosciamo del nostro nemico è il nome. SARS-CoV 2.

Per noi studenti tutto è cambiato  quando il 5 marzo 2020 l’ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha deciso di sospendere le attività didattiche cambiando così in pochissimo tempo le normali abitudini degli italiani, sembra paradossale ma dopo pochi giorni la sospensione delle scuole già nell’aria si respirava un qualcosa di diverso, non so dire precisamente cosa ma percepivo una certa nostalgia della scuola, mi mancava e tutt’ora mi manca svegliarmi  presto la mattina, rincorrere il bus per cercare di arrivare in tempo, salutare i professori, scherzare con i miei compagni, fare delle lunghissime file per prendere qualcosa da mangiare al bar, insomma tutto quello che un adolescente fa e spesso dà per scontato perchè non immagina mai che qualcosa che non può nemmeno vedere un giorno potrebbe togliergli tutto questo. Il mio primo anno di superiori si è concluso con un semplice click di un mouse… perché sì, in quei mesi la didattica si è spostata completamente online e certamente non ha creato ben pochi problemi, purtroppo c’era chi non poteva partecipare alle lezioni online per via della connessione Internet o per via  della mancanza di alcuni dispositivi, così l’avanzamento del normale programma scolastico è andato a mancare e la cosa che più mi è dispiaciuta e che la scuola non è nata solo per fornirci delle informazioni di base per la vita ma per creare un dialogo con altre persone, per scambiarsi opinioni per vivere nuove esperienze e tutto questo con la didattica a distanza è andato perso.

L’estate è passata quasi in tranquillità, il numero  di contagi che prima era salito a numeri impensabili, si parla di decine di migliaia di contagi al giorno, parve abbassarsi abbastanza costantemente ed ecco che ad agosto si inizia a parlare di scuola di come e se fosse possibile tornare a fare didattica in presenza, le prime vere notizie ci giunsero dall’ormai ex ministro dell’istruzione Lucia Azzolina solo pochi giorni prima della data prefissata per il rientro, il 14 settembre. Mi ricordo perfettamente come andando in giro per la strada si respiravano preoccupazione, angoscia ma anche voglia di riscattarsi, voglia di iniziare da capo, ma purtroppo tutto era ancora molto misterioso, nessuno sapeva  come le cose sarebbero andate di lì a poco. Nonostante questo la Toscana il 14 settembre 2020 ha ufficialmente riaperto tutte le scuole di ogni ordine e grado ed ecco che uscendo di casa indossando la mia mascherina mi dirigo alla stazione per prendere l’autobus che avrebbe dovuto portarmi a scuola. Ogni istituto si è organizzato in modo differente, il Sarrocchi, la scuola che ho deciso di frequentare, decise di creare un orario specifico per ogni gruppo classe con entrate e uscite scaglionate, due intervalli da spartire uno all’esterno e uno all’interno dell’edificio e numerose norme di protezione come: dispenser di disinfettante, mascherine gratis per ogni studente e banchi appositamente distanziati gli uni dagli altri.

Pur con tutti questi limiti, la scuola era ripartita e a dire la verità io ero entusiasta di questa cosa. Finalmente, dopo tanto tempo potevo tornare a scherzare, a vedere quelle belle facce dei miei compagni di classe ma in realtà io e qualsiasi altro mio coetaneo ogni volta che entravamo a scuola eravamo consapevoli del rischio a cui ci stavamo ponendo e allo stesso modo anche i nostri professori. Tanto che a ottobre siamo stati costretti ad una quarantena preventiva a causa della positività di un nostro professore. Nel frattempo i casi giornalieri hanno iniziato ad aumentare e nell’arco di un mese ci siamo nuovamente trovati nella stessa condizione di marzo e abbiamo passato tutte le feste in casa. Per altri due mesi abbiamo svolto didattica in presenza al 50% e adesso a marzo esattamente nei giorni di un terribile ricordo, ci ritroviamo nuovamente in didattica a distanza. Sinceramente mi chiedo solo se per almeno pochi minuti qualcuno abbia mai pensato a cosa noi studenti stessimo provando, certamente con questo discorso non voglio fare la vittima e non intendo farlo perchè so come questo virus purtroppo ha portato via molte cose a tutti noi e noi studenti siamo solo la punta dell’iceberg, ma realmente, che tipo di emozioni ci ha fatto provare questa situazione?

Ho notato come nell’ultimo anno sia diventato più irascibile quando si parla di certi discorsi perchè ormai come molti altri sono stanco di vivere questa situazione, in qualche modo mi sono sentito messo da parte, tutto è stato lasciato all’ultimo e credo che ci sia stata una grave mancanza di organizzazione da parte di tutti, studenti compresi, il concatenarsi di tutti questi avvenimenti mi hanno portato ad essere molto più stressato e ad avere sbalzi d’umore. Spesso mi piace vedere il lato positivo delle cose, e devo dire che grazie a quest’esperienza ho capito l’importanza del tempo passato con familiari, persone, amici e delle occasioni perse; proprio perché il virus mi ha privato di tutto questo, penso che se dovessi pensare al futuro dopo il covid, darò maggiore importanza al valore del mio tempo, perché purtroppo da un giorno all’altro tutto può scomparire. Mi sento in dovere di ringraziare tutti i medici e gli infermieri che ogni giorno combattono al fronte per curare le persone che per sfortuna sono state colpite da questo virus, spero soltanto che con i vaccini recentemente prodotti, quella luce in fondo al tunnel sia più vicina”.

F.C.

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