Diario al tempo del Coronavirus”…il virus ha riacceso l’altruismo…”

Pubblichiamo un nuovo contributo di uno studente dell’istituto Sarrocchi di Siena:”Al giorno d’oggi stiamo vivendo un periodo difficile, il coronavirus ci obbliga a stare in casa e si sta diffondendo in tutto il mondo. In questa nuova malattia è possibile trovare delle somiglianze ma anche delle contrapposizioni con la peste che si diffuse il 1630 a Milano. Tutte e due le malattie sono molto contagiose, questo perché sono virus nuovi, con cui l’uomo non ha/aveva mai interagito e di conseguenza non ha/aveva le difese adatte per tutelarsi. Da questo discorso ne deriva la prima diversità, ovvero lo sviluppo della medicina, difatti al tempo della peste il sistema sanitario era veramente poco sviluppato e ciò favorì il rapido sviluppo della malattia, mentre attualmente il nostro sistema sanitario globale è molto avanzato ed in continuo sviluppo, chiaramente questo ci permette di rallentare i contagi e in futuro di trovare una cura. Chiaramente anche l’organizzazione ci permette di ridurre la diffusione della malattia, al tempo della peste alcuni cadaveri venivano lasciati per le strade delle città e ciò contribuì sicuramente ad incrementare i contagi; fortunatamente al giorno d’oggi queste cose non accadono. Entrambe le epidemie hanno in comune il fatto di aver cambiato i sentimenti dell’uomo e la società, però sono dei cambiamenti che si differenziano tra loro, infatti la peste ha portato gli uomini a non fidarsi degli altri e ad isolarsi per paura di essere contagiati mentre questo nuovo virus ci ha fatto riscoprire, in un certo senso, la voglia di stare insieme e ha riacceso il nostro sentimento nazionale, o comunque di altruismo verso le altre persone. Un’altra cosa che è sicuramente cambiata dal 1630 ad oggi è la disponibilità di alimenti, di questi tempi rifornirsi di cibo e bevande è molto semplice e nonostante il virus, continuano ad esserci molte varietà di prodotti, mentre al tempo della peste i prodotti scarseggiavano. Fortunatamente, noi abbiamo un sacco di comfort che ci permettono di vivere una vita apparentemente normale, ci sono molte differenze fra il 1630 e oggi, la più importante per me è la differenza dei sentimenti della gente, spero di continuare a vedere persone che si aiutano a vicenda e non persone che si voltano le spalle perché secondo me è solo restando uniti che supereremo questa situazione”.

Pietro

                                                                                                                                     

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