Diario al tempo del Coronavirus:”…il tempo sospeso…”

Pubblichiamo un nuovo contributo della professoressa Marina Berti:”Il tempo sospeso causato dal Coronavirus mi ha fatto scoprire i limiti nella mia esistenza che credevo illimitata, in giorni che invece di limiti non ne hanno. Ecco in estrema sintesi le conclusioni a cui sono pervenuta in seguito alle considerazioni che sbucano nella mia mente la sera, quando mi corico per dormire e il sonno fatica ad arrivare a causa della mancanza di stanchezza fisica a cui non sono abituata. E penso, ragiono e medito. E penso che ho sempre riso sugli anni che passavano e mi accompagnavano verso la cosiddetta terza età. Ci ridevo e non era scaramanzia. Ci ridevo perché l’età non ha mai rappresentato un limite per me;  ci ridevo perché apprezzo l’amicizia dei giovani e degli anziani allo stesso identico modo e ciò mi induceva a credere di essere fuori dal tempo. “Gli anni scorrono come l’acqua negli argini del fiume, ma è solo un processo naturale che mi cambia, ma non mi peggiora.”  Ho sempre pensato. E invece questo piccolo virus, che le mascherine che indosso non trattengono per quanto è minuscolo, mi ha obbligato a cogliere nel tempo che passa un limite. I freddi numeri che i telegiornali ci comunicano ogni sera, ci raccontano di una fascia della popolazione particolarmente fragile che in caso di vera emergenza sanitaria forse potrebbe essere esclusa dalle cure; quelle persone hanno pochi  anni più di me e l’età di tanti amici per la cui vita ora tremo. Finora l’idea della morte era un concetto astratto; ora, che il virus si è portato via più di uno di quegli anziani che fino a poco tempo fa avevo incontrato lungo la via del paese natio, adesso questa idea è entrata a fare parte delle mie considerazioni. Non la paura della morte, ma la sua presenza come un limite nuovo, finora mai considerato. Un limite per un’sistenza che molte generazioni si erano scordate essere limitata, costretta in angusti confini temporali e, ora, anche spaziali con un lockdown che forse a maggio si rallenterà, ma che ormai farà pienamente parte del nostro modo di sentire la vita. O almeno farà parte del mio modo di sentire la vita. E allora, andrà tutto bene, ma molto sarà diverso. E forse, chissà, in meglio”.

Professoressa Marina Berti

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