Diario al tempo del Coronavirus:”…il Fascismo spiegato a mia sorella…”

Pubblichiamo un nuovo contributo di uno studente di quinta dell’istituto Sarrocchi di Siena:” Innanzitutto vorrei salutare e ringraziare tutte le persone che eventualmente leggeranno queste poche righe. In questo periodo vogliamo tutti stare con i cari e trovare tempo per noi per scaricare lo stress, quindi vi ringrazio di cuore per avermi dedicato un po’ del vostro tempo. Oggi, 25 aprile, giorno della liberazione italiana dal fascismo, vorrei proporre una riflessione diversa, che spero possa servire a molti.
Oggi mia sorella mi ha chiesto perché ci fossero le bandierine italiane sopra l’autobus che passa davanti a casa nostra.
Bisogna sapere che mia sorella è una bambina molto molto intelligente, ma anche “ingenua” per così dire. Questo per dire che riesce a comprendere anche discorsi complessi, ma che a volte le sue domande sulla natura umana sono fin troppo ottimiste.
Durante la passeggiata, mi ha chiesto come mai ci fossero quelle bandierine sull’autobus. A quanto pare nella sua classe non si ritiene appropriato parlare di giornate come questa, quindi molte volte mi ritrovo a spiegarle cosa festeggiamo in queste occasioni.
Le ho detto che negli anni quaranta l’Italia era governata da una persona chiamata Benito Mussolini, constatando che lei effettivamente era a conoscenza di chi fosse.
Le ho spiegato che pur avendo probabilmente a cuore la prosperità del proprio paese, Mussolini prese il comando del governo utilizzando anche forza e soprusi, facendo scomparire nel nulla gli avversari politici e una volta al governo giustiziando i sovversivi.
Mi ha chiesto come avesse fatto e perché le persone non si fossero ribellate. Le ho risposto che c’erano state, si erano chiamate partigiani, e che sotto una causa comune si erano uniti da tutto il paese contro il dittatore. Le ho spiegato che la canzone che messa dal vicino la mattina stessa, “Bella Ciao”, parla proprio di questo. Le ho detto che quelle persone si erano battute per il loro paese, nascondendosi nelle caverne e vivendo come bestie braccate per lungo tempo, e le ho spiegato che questa giornata serve a ricordare i loro sforzi e di come con molti sacrifici e volontà hanno liberato l’Italia dall’”Invasore”.
Ha capito da sola che i partigiani avevano vinto, sapeva che la repubblica era stata fondata subito dopo ed era a conoscenza dei fatti della shoah da una nostra precedente chiacchierata risalente al 27 gennaio. La sua reazione al tempo fu il rifiuto. Rifiutò di credere che quanto gli avevo raccontato fosse vero. Semplicemente la sua mente non concepiva come tale atrocità potesse essere potuta avvenire.
Mi ha fatto notare l’analogia tra la nostra “clausura” nelle case e quella degli ebrei nei ghetti, e io con un sorriso cinico le ho detto che almeno noi non rischiamo che ci sparino se usciamo dalle nostre case.
Nella sua ingenuità ha maledetto lo spirito di Mussolini, di Hitler e dei suoi sostenitori, e io le ho detto che esistono ancora, e di fascisti e anche nazisti in Italia e nel mondo ce ne sono ancora molti. Anche qui lei si rifiutò di crederlo. Come si può effettivamente pensare che qualcosa di ritenuto universalmente sbagliato possa essere considerato giusto da molte persone?
Ormai mi sento un adulto, ragiono da adulto e rispondo da adulto. Quindi posso dire che le cose non sono mai bianche o nere. Un uomo è libero di pensare, e se arriva a conclusioni sbagliate o meno dipende dalla sua etica. Ed è lì che ho capito. Picasso disse che ci aveva messo una vita a imparare a disegnare come un bambino. Se fosse lo stesso col pensiero? Se tutti ragionassimo come mia sorella, anche gli adulti, queste atrocità avverrebbero?
Le guerre, la fame, la devastazione dovuta alle lotte per appropriarsi delle risorse, il divario sociale. Mi ricordo che di tanto in tanto, nella mia classe delle elementari si usava portare delle caramelle ai compagni. Noi bambini, senza nessun motivo preciso, quando avevamo tante caramelle le condividevamo con i nostri compagni che magari a casa non ne avevano. E ci sembrava assolutamente normale. Condividere con chi ha di meno, fare la pace dopo la guerra, impegnarsi insieme per accettare anche chi arriva dopo e magari è diverso da noi, come quel mio vecchio compagno boliviano, che quando arrivò da noi a metà della seconda elementare non conosceva una parola ma ci capivamo lo stesso, perché il verde era verde per entrambi come le caramelle e l’amicizia.
L’umanità deve imparare molto. Dobbiamo ancora imparare davvero tanto sul nostro essere, sul nostro mondo e come funziona, sulla tecnica, su un eventuale piano superiore. Ma possiamo imparare a pensare come un bambino?”

Mattia

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