Diario al tempo del Coronavirus:”…era il 20 febbraio…mio compleanno…”

Pubblichiamo il seguente contributo di una studentessa dell’istituto Sarrocchi di Siena:”Mi è capitato in questo periodo di quarantena, lontana dalla mia vita sociale di sempre, di mettere in discussione la mia persona, e quello che sono.
Partiamo dal principio; era il 20 febbraio, il mio compleanno, uno dei più belli che io abbia mai trascorso da 16 anni a questa parte. Una di quelle giornate perfette in cui ti dimentichi tutti gli aspetti negativi che ti circondano, e vedi solo positività. Dall’ inizio del nuovo anno scolastico, quasi tutti giorni sono stati così, infatti mi ritengo molto fortunata, fino a quando non è arrivato marzo: avevo grandi aspettative anche per quel mese; si iniziava a sentire l’aria di primavera e non vedevo l’ora di passare del tempo con le persone che più amo.
Però, lontano dalle mie alte aspettative, marzo, che era cominciato solo da poche ore, cominciava già a portare con sé brutte notizie. Il coronavirus era arrivato anche in Italia e ogni minuto uscivano notizie che avevano come titolo “Covid-19, salgono a 10 i contagiati in Italia” “primo morto per covid-19 in Italia”. Pur trovandoci lontani dal luogo dell’accaduto, la cosa cominciava a preoccuparmi. Per quanto non mi piaccia dirlo, noi italiani non siamo stati intelligenti. Vedendo la situazione in Cina, avremmo dovuto agire da subito, ma purtroppo non è quello che è stato fatto, sennò no sarei qui a scrivere questo tema. La cosa è stata trascurata, e l’ignoranza delle persone ha preso il comando della situazione, facendoci trovare così: oggi 5 aprile 2020, ad un mese dall’inizio della quarantena, di certo non è cambiato niente.
Un mese di quarantena, e domani sarà un mese che non metto piede fuori da casa. L’ultima volta che sono uscita è stato per consegnare un disegno a scuola con Marco la mattina, e il pomeriggio per andare a casa del mio ragazzo. Sono tornata a casa verso le 20, e appena messo piede dentro casa ho sentito la voce di Giuseppe Conte che annunciava che da quel momento, la Lombardia e altre 14 province erano diventate zone rosse. Mi è crollato tutto addosso, e quello che speravo lontano era ormai arrivato. Ancora a noi non era stato imposta nessuna restrizione, ma sapevo che mancava poco anche a quello. Sabato 7 marzo, non sono uscita, perché avevo paura. Nei giorni seguenti tutta l’Italia era diventata zona rossa, a tutti è stato vietato di uscire se non per le necessità; per i primi giorni nessuno seguiva le regole e tutti vivevano la loro vita come se nulla fosse successo e questo ha portato a superare i 100.000 contagi in un mese.
Oggi, ad un mese dall’inizio della quarantena, mi trovo così: mi sveglio la mattina per seguire le lezioni, una volta finite mangio, dopo pranzo vado in camera e videochiamo tutte le mie amiche, facciamo il resoconto della settimana e ci scambiamo gossip. Il momento più emozionante della mia giornata tipo in quarantena sono diventate le 18, quando il capo della guardia civile fa la conferenza per dare i dati della giornata; decessi, guariti e nuovi positivi.
In questo mese ho passato alti e bassi, come tutti credo. Ci sono giornate dove mi ritrovo sul letto a pensare a come mai tutto questo debba essere accaduto, e vorrei solo svegliarmi da un brutto sogno. Mi sento fredda e vuota dentro, come se niente potesse darmi calore. Sento di star perdendo momenti belli della mia adolescenza e della mia vita, e la cosa che mi fa più rabbia è che non dipende da me; siamo nelle mani di persone egoiste, che ci illudono. Sto vedendo spazzarmi via l’estate e non posso farci niente. Mi sento presa in giro. Allo stesso tempo però so di essere fortunata, vedendo alcune storie al TG, perché passo la quarantena con la mia famiglia, e non abbiamo problemi economici e di nessun altro tipo, ma soprattutto stiamo tutti bene, che è la cosa che più conta in un periodo di emergenza come questo.
La “fine” delle restrizioni dovrebbe terminare il 13 aprile, quindi tra 8 giorni. Ho messo la parola fine tra virgolette perché prevedo che non si potrà uscire fino a maggio, e sono consapevole che la normalità è ancora un’immagine lontana.
Ieri sera ho fatto cena insieme alla mia migliore amica ed ai loro genitori, tutti in video chiamata. Adesso normalità vuol dire questo, e sono contenta di avere questi mezzi a disposizione, sennò mi sentirei davvero fuori dal mondo. Concludo questo tema in modo positivo; incrocio le dita per poter uscire il prima possibile da questa situazione, e rivedere amici, compagni di scuola e anche i professori, e mi auguro che a nessuno delle persone a me vicine accada niente. Spero un giorno di rileggere questo documento sul mio computer e ricordarlo come un momento lontano”

Cristina

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