Diario al tempo del Coronavirus”…adolescenti e Coronavirus…”

Pubblichiamo un nuovo contributo in base ad un lavoro assegnati agli studenti dalla professoressa Anna Biscotti:”Tenendo presente l’articolo del Corriere della Sera commentato durante la lezione del 22 aprile ( l’articolo riprende la prima giornata del Decameron e fa il confronto con la pandemia di coronavirus, che oggi affligge l’umanità ).
Cercate un’immagine in rete (ad es. le città deserte, la gente che infrange le regole e va a fare l’aperitivo o a correre nonostante i divieti ecc.) Commentate l’immagine e raccontate inoltre come state vivendo questo periodo di quarantena.

Adolescenti e Coronavirus:
Come sta cambiando la nostra quotidianità

“Cene con amici, feste, compleanni, discoteche, sabato sera vietato non uscire…questa era la vita della maggior parte di noi giovani prima dell’inizio del lockdown, prima di quel giorno ognuno di noi svolgeva tranquillo la vita nella sua quotidianità, noncurante e indifferente che già da diverse settimane, specialmente nel nord Italia, gli ospedali e le terapie intensive stessero collassando, le vittime aumentassero molteplicemente e il virus si stesse diffondendo senza confini e frontiere anche nel resto della penisola. Sì perchè onestamente…quanti di noi prima che il nostro paese si bloccasse completamente aveva pensato che la nostra routine, così scontata e ormai quasi banale, si sarebbe trasformata presto in un qualcosa di inaccessibile.
Il 5 marzo la notizia della chiusura delle scuole di tutta Italia, ci ha fatto rallegrare e gioire, inizialmente infatti tutti avevamo preso la chiusura delle scuole sottogamba, approfittandone per andare a casa di amici, per uscire ancora di più e fare tardi anche nei giorni infrasettimanali. Successivamente, però, vedendo la curva dei contagi aumentare drasticamente ogni giorno, vedendo i filmati delle numerosissime persone ricoverate agonizzanti nelle terapie intensive degli ospedali di tutta Italia e, soprattutto, vedendo quei molteplici nonni, genitori, sorelle, zii, amici o semplicemente conoscenti, lasciati a morire in assenza di posti dove poter essere accudite e curate, finalmente abbiamo aperto gli occhi. Quella che prima sembrava una vacanza, dal 10 marzo si è trasformata in una completa reclusione in casa: tutta l’Italia, infatti, da quel giorno è stata proclamata “zona rossa”, ecco che da quel giorno ha avuto inizio il cosiddetto “lockdown”, inizialmente avevamo tutti pensato, e soprattutto sperato, che fosse durato ben poco ma tutt’ora però le normative sono rigide e chiare: uscire di casa solo se strettamente necessario. In questo periodo, quasi come fosse stato fatto apposta, stiamo studiando le opere di Boccaccio e ci siamo soffermati particolarmente su una delle più famose: il Decameron. Leggendo anche solo alcune strofe ci si può rendere facilmente conto di quanto la lugubre, tetra e, fortunatamente ormai lontana, realtà di un tempo non sia poi così diversa dalla realtà che stiamo vivendo adesso. L’epidemia di peste che sconvolse il nostro paese e l’intera Europa nel 1348 non è certo paragonabile a quella di adesso da numerosi punti di vista, ma ci sono molteplici aspetti che ci fanno ripensare alla situazione dell’Italia e delle nostre zone descritta da Boccaccio nei minimi dettagli. L’isolamento che stiamo trascorrendo ormai da numerose settimane non è poi così diverso da quello dei 10 giovani protagonisti del Decameron, vero? Per non parlare delle persone che sono fuggite dalle zone più colpite dall’epidemia, come un tempo fuggirono i 10 ragazzi e tante altre persone per proteggersi da quella che sembrava una patologia incurabile. Sì, sono passati quasi 700 anni, sono state fatte numerose scoperte scientifiche ed innovative, si sono sviluppati l’ambito medico, quello tecnologico, il nostro modo di vivere è completamente diverso …insomma, il mondo è cambiato, ma la paura resta quella di un tempo.
In questi giorni abbiamo capito l’importanza delle cose che prima davamo per scontato, abbiamo cominciato a sentire la mancanza di quelle persone che prima vedevamo ogni giorno, dei nonni e dei cari, abbiamo visto le strade svuotarsi, come in foto le nostre bellissime piazze deserte perdere quel fascino che i cittadini le davano popolandole, abbiamo visto numerose persone soffrire e abbiamo sofferto un po’ anche noi, come a cercare di alleviare il dolore, abbiamo litigato con i genitori, ci siamo sfogati con fratelli e sorelle, ci siamo lamentati e rattristati riguardando le foto con gli amici, delle feste, delle cene, le foto con i nonni, ci siamo chiesti infinite volte “Perchè proprio ora? Perché ora che stavo vivendo i migliori anni della mia vita?” In quello che inizialmente vedevamo tutto come una cosa negativa e infelice abbiamo anche però riscoperto il valore della famiglia, abbiamo ascoltato i racconti dei genitori e riso tutti insieme, festeggiato compleanni come quando eravamo piccoli, abbiamo passato le ore al telefono e ci siamo rallegrati anche solo sentendo la voce di determinate persone, abbiamo guardato i film tutti insieme stretti nel divano…
Ormai ci stiamo tutti bene o male abituando pigramente a questa situazione di isolamento, e anche se finalmente dopo 50 lunghi giorni di restrizioni, divieti e sacrifici stiamo vedendo risultati positivi non dobbiamo abbassare la guardia in modo che tutti i nostri sforzi non siano stati invani: non sarà una passeggiata, questo lo abbiamo capito, ma dobbiamo pensare che quanto sarà tornato tutto alla normalità, ovviamente restando uniti e collaborando, potremo tornare a riassaporare il valore delle piccole cose, a guardare i tramonti con occhi diversi, a dedicare più tempo alle persone a noi stessi, ad ascoltare la nostra canzone preferita ad un concerto con il cuore invece che con le orecchie, tornerà la pelle d’oca sentendo il suono dei tamburi ed i canti per le vie della città nuovamente popolata e colorata dai colori delle contrade, torneremo a vivere e sarà come se lo stessimo facendo per la prima volta”.

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